Quando ero piccolo adoravo il circo, ero attirato in particolar modo dall’elefante che, come scoprii più tardi, era l’animale preferito di tanti altri bambini. Durante lo spettacolo faceva sfoggio di un peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune, ma dopo il suo numero, e fino ad un momento prima di entrare in scena, l’elefante era sempre legato ad un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe. Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri e anche se la catena era grossa mi pareva ovvio che un animale del genere potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire. Che cosa lo teneva legato? Chiesi in giro a tutte le persone che incontravo di risolvere il mistero dell’elefante; qualcuno mi disse che l’elefante non scappava perché era ammaestrato allora posi la domanda ovvia: “se è ammaestrato, perché lo incatenano?” Non ricordo di aver ricevuto nessuna rispost...
"Cosa meravigliosa il laboratorio teatrale! Ancora mi emoziono al pensiero di quelle ore di quei giorni passati a creare, a improvvisare, a scoprire me stesso e gli altri. La magia del teatro la libertà di essere, la gioia di condividere. Grazie a tutti i compagni di avventura e alla nostra fantastica insegnante, per averci regalato un'esperienza indimenticabile" , afferma felice Oreste. La collaborazione tra il centro di solidarietà il delfino, le associazioni dei Cub Alcologicii territoriali e la Q-art, teatro e non solo, ha portato alla realizzazione di un laboratorio teatrale della durata di nove mesi e alla successiva messa in scena di uno spettacolo teatrale “Quella di fuori” per la regia di Ada Di Leone, frutto del materiale emerso nel corso dei laboratori. C’è un momento, durante lo spettacolo, in cui il confine tra realtà e rappresentazione si assottiglia fino quasi a scomparire. Gli attori non interpretano soltanto u...
Mi dispiace tanto papà, perché credo che questa sarà l'ultima volta che potrò scriverti. Davvero, mi dispiace. È tempo che tu sappia la verità. Sarò breve e chiaro: la droga mi ha ucciso, papà. Ho conosciuto il mio assassino all'età dei 15 o 16 anni di età. È orribile, sai com'è andata? Un uomo elegantemente vestito, molto distinto che si esprimeva benissimo, mi ha presentato al mio assassino: la droga. Io ho provato a respingerla, davvero ci ho provato, ma questo signore ha invaso e tentato la mia dignità, dicendomi che io non ero uomo. Non c'è bisogno che dica altro, sono entrato nel mondo della droga. Non facevo niente senza che le droghe fossero presenti. Io mi sentivo più forte e importante delle altre persone, e la droga, la mia nemica, sorrideva. Sai papà, quando uno inizia, trova tutto ridicolo e molto divertente. Anche a Dio lo trovavo ridicolo. Oggi, in questo ospedale, riconosco che Dio è la cosa più importante al mondo, so che senza il suo...
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