Ci sono silenzi che pesano più di qualsiasi parola. Sono i silenzi di chi torna a casa con il cuore pieno di paura, di chi evita uno sguardo, di chi promette che sarà l’ultima volta. Il gioco d’azzardo patologico non inizia con una puntata: inizia con una crepa invisibile, con una fragilità che cerca una via di fuga. E quando ci si accorge di essere caduti nel vortice, spesso sembra troppo tardi per chiedere aiuto. Eppure, è proprio nel momento più buio che può nascere il coraggio di rialzarsi. La storia che segue è quella di un uomo che ha trovato la forza di fermarsi e chiedere aiuto. La sua voce racconta la fatica, le cadute, la vergogna e la rinascita. Ma dietro ogni percorso di recupero c’è anche un lavoro silenzioso, quotidiano e multidisciplinare: quello di professionisti che accolgono, ascoltano e accompagnano. Dopo la sua testimonianza, è la psicologa Fabiola Lucente a raccontare cosa significa entrare nel mondo del Gioco d’Azzardo Patologico e camminare...
Wabi-Sabi è la bellezza delle cose imperfette, incompiute. La bellezza delle cose umili e modeste. L’origine etimologica della parola “wabi” si riferisce alla frugalità e alla moderazione che contrasta l’ostentazione e il lusso. Più precisamente, è l’opposto della stravaganza e dello spreco. Mentre la parola “sabi” si riferisce alla serenità e alla tranquillità che derivano dall’età o dalla maturità intellettuale. Il Wabi Sabi sottolinea la grandezza nella semplicità, ma senza sottovalutare la decadenza del mondo in cui la tristezza e la desolazione si fondono in una malinconia che tocca l'anima. Ci insegna ad esercitare il distacco dalla perfezione morbosa e assoluta, per accompagnarci verso la bellezza di una creazione spontanea, naturale, magari incompleta ma sicuramente autentica. Il concetto del Wabi Sabi si lega perfettamente alla tecnica giapponese chiamata Kintsukuroi, che consiste nella riparazione degli oggetti unendo i pezzi con l’oro. In ques...
"Cosa meravigliosa il laboratorio teatrale! Ancora mi emoziono al pensiero di quelle ore di quei giorni passati a creare, a improvvisare, a scoprire me stesso e gli altri. La magia del teatro la libertà di essere, la gioia di condividere. Grazie a tutti i compagni di avventura e alla nostra fantastica insegnante, per averci regalato un'esperienza indimenticabile" , afferma felice Oreste. La collaborazione tra il centro di solidarietà il delfino, le associazioni dei Cub Alcologicii territoriali e la Q-art, teatro e non solo, ha portato alla realizzazione di un laboratorio teatrale della durata di nove mesi e alla successiva messa in scena di uno spettacolo teatrale “Quella di fuori” per la regia di Ada Di Leone, frutto del materiale emerso nel corso dei laboratori. C’è un momento, durante lo spettacolo, in cui il confine tra realtà e rappresentazione si assottiglia fino quasi a scomparire. Gli attori non interpretano soltanto u...
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