di Andrea C. La droga è un brutto demone, ma nonostante l’informazione e gli esempi, si ci continua a ricadere lo stesso. Probabilmente perché è una malattia e sono le proprie difficoltà, debolezze, , fragilità, a volte il proprio vissuto individuale che si ha fin dall’infanzia, ti fa entrare a contatto con le sostanze e le false illusioni e il finto benessere momentaneo. Nonostante i pregiudizi o chi si vuol sentire sconfitto, questo demone chiamato droga si può sconfiggere lo stesso, soprattutto non riuscendo da soli, chiedendo aiuto alla comunità dove tutti insieme tra ragazzi e operatori come una grande famiglia, ci si aiuta a prendere consapevolezza del sé e delle proprie fragilità. Lavorando sui meccanismi, che rivolti al fuori della comunità sarebbero ricadute, in modo da rafforzarsi e saper riconoscere lo stato d’animo o sentimento che si prova quando ci si va a drogare. Perché, riconoscendolo, si evita, si previene e grazie alle difese apprese in comunità si sconfigg...
di Katya Maugeri Paura di cambiare? Timore di mollare le certezze alle quali ci siamo ancorati per non vacillare? Forze effimere che abbiamo creato per non sentirci deboli? Sono atteggiamenti molto comuni: la paura di cambiare può essere utile in alcune circostanze, ma in altre terrorizza a tal punto da immobilizzare ogni nostra azione. Si ha timore di un futuro che deve ancora accadere e che, di certo, non si può prevedere. “È meglio un male già noto che un bene non sperimentato”, come insegna il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, capita così di voler evitare il rischio e tenerci il nostro malessere, un disagio, ma non affrontare nuove prospettive, il bivio che ci condurrà inevitabilmente a intraprendere un nuovo percorso. Scegliamo di restare nella nostra zona di comfort. Quella zona, quindi, mentale o fisica, alla quale sentiamo di appartenere, un luogo che conosciamo e nella quale sappiamo come muoverci anche ad occhi chiusi....
Ci sono silenzi che pesano più di qualsiasi parola. Sono i silenzi di chi torna a casa con il cuore pieno di paura, di chi evita uno sguardo, di chi promette che sarà l’ultima volta. Il gioco d’azzardo patologico non inizia con una puntata: inizia con una crepa invisibile, con una fragilità che cerca una via di fuga. E quando ci si accorge di essere caduti nel vortice, spesso sembra troppo tardi per chiedere aiuto. Eppure, è proprio nel momento più buio che può nascere il coraggio di rialzarsi. La storia che segue è quella di un uomo che ha trovato la forza di fermarsi e chiedere aiuto. La sua voce racconta la fatica, le cadute, la vergogna e la rinascita. Ma dietro ogni percorso di recupero c’è anche un lavoro silenzioso, quotidiano e multidisciplinare: quello di professionisti che accolgono, ascoltano e accompagnano. Dopo la sua testimonianza, è la psicologa Fabiola Lucente a raccontare cosa significa entrare nel mondo del Gioco d’Azzardo Patologico e camminare...
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